1. A Cosa servono gli impianti e Chi ne può beneficiare?
La riabilitazione protesica di pazienti che hanno perso alcuni o tutti gli elementi dentari rappresenta per il paziente e per il dentista uno degli eventi più impegnativi nell'ambito delle discipline odontoiatriche. Spesso la perdita di elementi dentari comporta un danno non solo da un punto di vista estetico (perdita del sorriso) o funzionale (insufficienza masticatoria) ma anche psicologico, con perdita della confidenza e difficoltà nella vita di relazione. Le tradizionali tecniche di riabilitazione protesica, sia fisse che mobili, richiedono la riduzione di elementi dentari sani o la applicazione di ingombranti manufatti che possono non rispondere alle aspettative del paziente. Ormai da oltre 30 anni in sostituzione di elementi dentari perduti sono disponibili impianti osteointegrati endossei.
Gli impianti dentali sono la prima scelta!
2. Cosa sono?
Gli impianti dentari sono delle viti in titanio che vengono posizionate all'interno delle ossa mascellari e che fungeranno da sostegno per la ricostruzione protesica. In pratica gli impianti sostituiscono le radici dei denti che sono state precedentemente estratte.
3. Come funzionano?
Contrariamente a quanto spesso viene detto gli impianti osteointegrati non sono soggetti a rigetto. Infatti il materiale da cui sono costituiti, il titanio, rappresenta un materiale assolutamente biocompatibile che cioè viene riconosciuto dall'ospite come elemento naturale. Il principio biologico su cui si basa il successo degli impianti è la cosidetta osteointegrazione. Questo fenomeno biologico, osservato e descritto per la prima volta dal Prof. P.I. Branemark nel 1965, rappresenta la capacità del titanio di guarire all'interno dell'osso, risultando in un intimo e perfetto contatto con quest'ultimo. Questa caratteristica rende gli impianti virtualmente immobili e capaci di sostituire denti perduti.
4. Come vengono inseriti e funzionalizzati?
Normalmente due fasi successive sono necessarie perché gli impianti possano essere utilizzati. Una prima fase chirurgica consiste nella inserzione degli impianti stessi. A questa fase segue il periodo di guarigione dove avviene la osteointegrazione vera e propria. Questa fase può variare da 3 a 6 mesi in condizioni normali. Al termine di questa fase è necessario un secondo intervento per scoprire gli impianti fino a quel momento sommersi e posizionare la vite di guargione. Una volta guarita la gengiva intorno all'impianto è possibile per il collega protesista prendere impronte e trattare gli impianti analogamente a radici dentarie. La fase protesica si conclude con l' inserzione dei manufatti protesici indicati per quel tipo di paziente.
5. Che successo hanno e quanto possono durare?
Studi longitudinali di oltre 20 anni, effettuati in Svezia e negli Stati Uniti, hanno dimostrato che gli impianti possono essere considerati una terapia di grande successo avendo una sopravvivenza compresa tra l'85 ed il 93%. Questo dato è ancora più significativo se viene paragonato a qualsiasi altra terapia odontoiatrica che mediamente non riesce a raggiungere una tale affidabilità.
Sfortunatamente però, anche se in numero limitato, esistono i fallimenti degli impianti. Il fallimento avviene in una piccola percentuale di casi che varia a seconda della sede anatomica e del paziente. Le cause che portano al fallimento degli impianti sono diverse e possono essere sintetizzate in due grandi categorie: fallimenti chirurgici o precoci e fallimenti tardivi. Le cause dei fallimenti chirurgici possono essere un eccessivo trauma chirurgico, una infezione precoce del sito implantare, la presenza di condizioni anatomiche sfavorevoli (scarsa qualità e quantità di osso) e alcune abitudini del paziente come il fumo di sigaretta, il consumo di alcool o di droghe. I fallimenti tardivi possono essere causati da sovraccarico occlusale, sviluppo di infezioni croniche simili alla parodontopatia e dette peri-implantiti, inadeguato mantenimento igienico da parte del paziente e condizioni anatomiche sfavorevoli come scarsa qualità delle ossa alveolari.
6. Cosa succede se fallisce un impianto?
Spesso un impianto che fallisce precocemente può essere rimpiazzato con un altro impianto di dimensioni maggiori. Se l'impianto fallisce tardivamente invece, il tipo di protesi che esso sorregge detterà le condizioni di trattamento. E' possibile, infatti, che nonostante il fallimento di alcuni impianti il manufatto protesico sia stabile e perfettamente funzionante.
7. Chi può usufruire degli impianti?
Non tutti i pazienti possono essere candidati agli impianti. Fortunatamente le moderni tecniche chirurgiche di rigenerazione ossea hanno drasticamente ridotto il numero di coloro che non possono ricevere impianti osteointegrati. Fattori che rappresentano controindicazioni a questo trattamento sono malattie sistemiche come il diabete scompensato, malattie cardiovascolari importanti, malattie del sangue e della coagulazione, osteoporosi grave, fumo di sigaretta in forte quantità. Particolarmente il fumo di sigaretta da solo è in grado di raddoppiare il numero dei fallimenti. Inoltre pazienti con una scarsa predisposizione alla igiene orale domiciliare o poco motivati non possono essere considerati buoni candidati a questa forma di riabilitazione.
8. Come sapere di essere o meno un candidato per gli impianti?
Per saper se si hanno i requisiti per poter ricevere impianti è necessario consultare un parodontologo o un odontoiatra che si occupa di implantologia. Spesso un esame clinico tradizionale e la esecuzione di una radiografia panoramica delle arcate dentarie non sono sufficienti per stabilire la possibilità o meno di intervenire con impianti. In questi casi esami più sofisticati, come la TAC, possono fornire informazioni sullo stato delle ossa mascellari. In generale pazienti totalmente edentuli o che abbiano perso uno o più elementi dentari e che siano in buone condizioni fisiche generali possono candidarsi ad una riabilitazione protesica con impianti osteointegrati.

9. Impianti, ponti o protesi mobili?
Per chi ha dovuto subire l’estrazione di uno o più denti, o addirittura ha perso tutti i denti, la moderna odontoiatria offre una serie di alternative diverse per sostituirli. Si tratta di soluzioni che si adattano alle esigenze di ogni paziente e vengono consigliate dal dentista in base alle diverse situazioni cliniche:
- Gli impianti dentali
- I cosiddetti “ponti”
- Le protesi mobili.
La scelta migliore tra queste tre possibilità è l’impianto dentale che sostituisce il singolo dente come madre natura ci ha fatto.
Poiché le variabili da considerare sono molte e prendono in considerazione molteplici fattori, quali per esempio l’età del paziente, il suo stato di salute, le condizioni delle ossa sottostanti e la sua disponibilità economica, sarà il dentista che, tenuto conto della situazione attuale, dei desideri e delle esigenze del paziente, proporrà il trattamento che giudicherà migliore per ogni caso specifico, spiegando nel dettaglio i pro e i contro di ogni scelta, la durata e l’invasività del trattamento, le possibili controindicazioni e i risultati attesi.
La tecnica più moderna per sostituire uno o più denti è l’impianto dentale.
L’impianto dentale consiste in una vite che viene inserita a livello delle ossa mascellari e mandibolari e svolge la stessa funzione del dente che non c’è più. L’impianto dentale è di solito costituito in titanio, un materiale molto resistente, biocompatibile e leggerissimo, ideale per essere integrato nel corpo umano. Alla vite che funge da radice verrà fissata, di solito avvitata, una corona dentale, cioè la parte visibile del dente.
Grazie a 35 anni di esperienza del Dottor Monguzzi Riccardo, gli impianti dentali presentano un’alta percentuale di successo, perché vengono installati tenendo conto di tutte le condizioni necessarie alla buona riuscita dell’impianto e sono quindi considerati la prima scelta.

Il ponte dentale è costituito da due elementi: i pilastri e i denti mancanti
Il ponte dentale è una protesi fissa che viene installata sui denti vicini a quelli mancanti. I denti di appoggio sono detti anche “pilastri” perché, come i pilastri di un ponte, andranno a sostenere i nuovi denti della protesi. Per poter applicare un ponte è necessario che i denti d’appoggio siano abbastanza stabili da sopportare il carico della protesi. La resa estetica e funzionale dei denti del ponte è molto buona, anche grazie ai moderni materiali usati che si armonizzano con la dentatura esiste del paziente e garantiscono un’eccellente durata nel tempo.
Ovviamente i pilastri devono suddividersi il carico masticatorio del elemento/i mancante.
Inoltre esiste anche un prezzo biologico da pagare per il fatto che il pilastro deve essere limato per poter essere protesizzato e spesso deve anche essere devitalizzato.
Per tutti questi motivi oggi sono considerati una seconda scelta.
La protesi mobile, come dice la parola, è rimovibile
La protesi mobile può essere parziale, quando si tratta solo di una parte dei denti che viene ancorata per mezzo di ganci ai denti vicini, oppure totale, quando interessa tutta l’arcata o addirittura entrambe.
La protesi mobile totale, chiamata popolarmente dentiera, si utilizza quando non ci sono più denti naturali su un’intera arcata e appoggia direttamente sulle gengive. La protesi mobile non richiede un intervento chirurgico ma solo un’impronta dentale, per potersi adattare perfettamente all’arcata dentale del paziente. Lo svantaggio della protesi mobile è una minore stabilità, infatti non essendo ancorata ma solo appoggiata alle gengive, si potrebbe muovere durante la masticazione, causando fastidio. La protesi mobile richiede inoltre particolare cura nella pulizia, disinfezione e manutenzione, per evitare il proliferare di batteri dannosi.
Le protesi mobili rimangono come ultima scelta oppure si utilizzano come provvisori in attesa della finalizzazione su impianti.
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